Così Francia e Spagna incalzano la Germania per una Bce garante

La Banca centrale europea potrebbe fornire prestiti al Fondo monetario internazionale, affinché l’istituzione di Washington lanci piani di salvataggio per i grandi paesi della zona euro in difficoltà. Dopo aver invocato invano l’aiuto della Cina, la partita di giro tra Bce, Fmi e Ue è una delle idee che circolano tra le capitali per superare il dogmatismo della Germania sull’unica soluzione che il resto del mondo ritiene in grado di fermare la crisi: trasformare la Bce in una Fed europea, permettendole di comprare obbligazioni, o almeno di essere il prestatore di ultima istanza dei governi.
21 AGO 20
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La Banca centrale europea potrebbe fornire prestiti al Fondo monetario internazionale, affinché l’istituzione di Washington lanci piani di salvataggio per i grandi paesi della zona euro in difficoltà. Dopo aver invocato invano l’aiuto della Cina, la partita di giro tra Bce, Fmi e Ue è una delle idee che circolano tra le capitali per superare il dogmatismo della Germania sull’unica soluzione che il resto del mondo ritiene in grado di fermare la crisi: trasformare la Bce in una Fed europea, permettendole di comprare obbligazioni, o almeno di essere il prestatore di ultima istanza dei governi.
Ieri Angela Merkel ha ribadito il suo “nein”: “Se i politici pensano che la Bce possa risolvere il problema della debolezza dell’euro, allora si stanno convincendo di qualcosa che non accadrà”, ha detto la cancelliera, che ha però mostrato un atteggiamento dialogante: Merkel vuole introdurre il tema di un “cambiamento limitato dei trattati” già nel prossimo Consiglio dell’Ue, previsto per il 9 dicembre. Una potenziale sterzata ulteriore sui bilanci nazionali potrebbe ammorbidire la posizione dei tedeschi sull’Eurotower.
Ormai è quasi un coro pro Bce. La Francia, che ieri ha visto i suoi spread schizzare al livello record di 203 punti, sembra decisa ad abbandonare la politica dell’ossequio verso Berlino: “Il miglior modo per evitare il contagio è di avere uno scudo solido” dando al Fondo Efsf l’accesso ai finanziamenti della Bce, ha spiegato il ministro delle Finanze, François Baroin: “Pensiamo che sia il miglior modo per riportare stabilità in Europa”. Il premier spagnolo, José Luis Zapatero, dopo essere stato costretto a pagare un tasso di interesse del 7 per cento per collocare 3,56 miliardi di obbligazioni spagnole, ha chiesto “una Bce con pieni poteri per difendere la moneta comune e i paesi che la utilizzano”.
Le difficoltà di Francia e Spagna hanno avuto pesanti ripercussioni sulle Borse europee che ieri hanno chiuso tutte in calo. In Italia, il “miracolo Monti” non c’è stato, con lo spread che rimane allo stesso livello raggiunto prima delle dimissioni del Cav.: ieri mattina lo spread è salito a 532 punti per poi ripiegare sotto i 500 anche grazie agli acquisti dell’Eurotower. Secondo il capo economista di Citigroup, Willem Buiter, Italia e Spagna potrebbero fare default in qualsiasi momento senza un intervento serio della Bce: “Dovranno turarsi il naso. Ma se non lo fanno, è la fine della zona euro”. Dopo un incontro con Merkel, il premier irlandese, Enda Kenny, ha detto che “solo la Bce ha la capacità di fornire lo scudo necessario contro il panico finanziario”.
Nell’emergenza i tecnici spulciano lo statuto della Bce: l’articolo 23 permette alla Bce di “condurre tutti i tipi di transazioni bancarie con paesi terzi e organizzazioni internazionali, incluse operazioni di prestito”. Di qui l’idea di prendere i soldi di Francoforte e girarli al Fmi, che potrà utilizzarli con linee di credito o tramite il Fondo Efsf. Anche in Germania s’odono voci pro Bce interventista. “La monetarizzazione del debito è un peccato mortale”, ha detto Wolfgang Franz, il capo dei saggi che consigliano Merkel.